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Marta in The Labyrinth

Con rischi indicibili, e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin...La mia volontà è forte come la tua, e il mio regno altrettanto grande...

Marta

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Pippo Xwrote:
Ciao, dopo mille anni sono passato per farti un saluto

Cià
Feb. 8
Francescowrote:
Ciao Sono capitato qui per caso,ma mi sono soffermato a leggere il tuo ultimo intervento..no comment sul menefreghismo della gente!!
Ciao e buona settimana!
Feb. 5
Ilariawrote:
Ciao...mi sono fermata a curiosare un po'...una sosta piacevole durante il mio vagabondaggio notturno.Davvero carino.Passa da me se vuoi.
Baci,caramelle e cioccolatini...Ila...
Nov. 6
Pippo Xwrote:

Non c'è di che (eh non te l'aspettavi come inizio:) gigi&company non sono cosi male (forse...) se confrontati con quei mostri con tonnelate di immagini rosa che spingono al suicidio il mio 56k, avere molto tempo libero (troppo) aiuta nel creare blog :D, quando vuoi passare sei la benvenuta.

Now the search continue XD

Sept. 28
Pippo Xwrote:
Girando su internet ho trovato il tuo blog  per caso e mi sono messo a leggere (non avevo un cazzo da fare ;)  e ho  pensato chi sei?
non so se vorrai soddisfare la curiosità di un tizio che scrive alle due di notte, comunque
Cià
Sept. 24
(Amici Linkabili di Tipologia Raffinata Intellettivamente)
Per il momento, l'ordine è casuale. Non credo riuscirò mai ad ordinarlo per preferenze. E certamente mancano anche moltissime cose...Verrà aggiornato quando mi verranno in mente!
There are no photo albums.
May 04

Diario di Bolzano, Cap. 2: Le zuppe e l'età

Le zuppe ci fanno sembrare tutti già vecchi.

E’ inevitabile.

Sono al Bar Sportler. Ora di pranzo. Inizia adesso ad acquietarsi; dieci  minuti fa, quando sono arrivata, il locale era pienissimo e caotico.

Ho ordinato un Gulasch.

Perché fino a domani mangerò solo pasta. Perché è caldo e tipico di qui, ma soprattutto perché pensavo al divino Gulasch alla veneziana che ho mangiato anni fa a Praga.

Arrivai, allora, al punto di essere in dubbio se fosse addirittura meglio del ragù napoletano. Il che, per uno napoletano d’origine è praticamente blasfemia. Ma il piacere intenso, di qualunque tipo, è sempre li mezzo più diretto per arrivare alla blasfemia.

Chi pensa che lo splendore, la perfezione sia in Dio, è un cretino.

Lo splendore è Dio ed è nelle cose.

In questo caso, Dio era la perfezione di quel Gulasch alla veneziana di Praga. Ma se quel Gulasch era Dio, allora questo che ho davanti è la perpetua di una chiesa di periferia di non-so-dove. E’ troppo liquido, ci sono troppe patate rispetto alla carne e quest’ultima sembra essere ridotta in polverose, secche bricioline. Sorge il dubbio legittimo, che sia un Gulasch in scatola, a marca Knorr o che so io…

E comunque anche questo deludente, ordinario Gulasch per ingurgitatori frettolosi condivide con le altre zuppe la capacità straordinaria di proiettare il mangiante nel suo futuro, qualora non si trovi già ad essere proprietario di una dentiera e di molti ricordi.

In questo caso, l’allucinazione da zuppa sarà più complessa, credo, ma posso solo immaginare in quali direzioni essa agisca.

Può essere che il mangiante, mangiando, penserà a come da giovane si sentisse vecchio mangiando la zuppa e concluderà che certe cose, in fondo, non sono poi cambiate, giacché si sente vecchio anche nel presente e, per effetto di tali considerazioni, penserà di essere, a conti fatti, ancora più giovane che in futuro; oppure l’allucinazione funzionerà come propulsore, e uno proverà l’ebbrezza di condividere l’età di Matusalemme.

 

Intanto, qui accanto a me, mentre io sorbisco senza rumore, attenta a non sbrodolarmi, nettandomi le labbra di continuo, perennemente a disagio per le gocce che cadono giù dal cucchiaio di nuovo nella grossa tazza, preoccupata che la mia postura curva anti-goccia e il correlato inzuppare di pane nel sugo mi facciano somigliare ad un vangoghiano mangiatore di patate, due anziane signore, mangiano ridenti, tortiglioni al sugo di pomodoro.

Le zuppe e l’età.

Non tutti i Gulasch sono uguali. E nemmeno tutte le vecchiaie.

March 31

Diario di Bolzano, cap.1: I Parrucchieri di Bolzano

Sono senza parole. La mia capacità di capire è annichilita. Sono decisamente incazzata.

I parrucchieri di Bolzano mi lasciano esterrefatta.

Io odio i parrucchieri a Bolzano.

Io non sono mai stata una donna parrucchiere-dipendente.

Posso contare sulle dita di una mano (senza probabilmente doverle adoperare tutte) le volte che sono andata dal parrucchiere da quando mi è stato concesso di decidere da sola cosa fare dei  miei capelli.

E da allora, in fatto di parrucchieri ho tenuto una condotta singolare, un minimo reticente, sicuramente votata alla sobrietà.

Ho iniziato a 15 anni, con il barbiere di mio padre.

“Da Ugo & Marcello”. Professionali, ironici, non ciarlieri.

Non la copia economica dello psicologo.

Con me non potevano parlare di sport e io non raccontavo i cazzi miei.

Un idillio durato circa due anni, in cui ci siamo visti circa 4 volte.

Poi anni di niente.

Poi un caschetto scemo, che non mi stava bene, dal parrucchiere che all’epoca serviva mia madre: Sante.

Maniaco dell’impacco e del gel. Della lacca-non lacca. Dell’appiccica e scolpisci.

Non potevamo andare d’accordo.

I miei capelli, all’epoca erano come me allora: incazzati, carichi d’odio, insicuri, informi, ipercritici, contrari e schiavi solo dei loro cattivi umori.

Nessuna possibilità che seguissero i disegni del Sante.

Niente per anni e anni.

Poi Giorgia, l’amica inarrestabile, un’abilità da Edward Mani di Forbice.

Capelli tagliati da lei di moolti centimetri, scalati, molto vivi.

Anche il loro carattere era molto migliorato, stavo meglio io, stavano meglio loro.

Poi niente di nuovo per un paio d’anni. Niente soldi. Niente Giorgia (esilio cinese…)

Alla fine, inedito: io parrucchiera di me stessa; tingo i capelli di nero.

Un desiderio represso anni e anni. Mentre tutte le donne del mondo (o quasi) considerano la tintura una cosa normale, una possibilità esplicita, una libertà scontata almeno dagli anni ottanta, per me, chissà perché, la cosa restava un tabù.

Davo al tingersi i capelli, inconsciamente, una nota di amoralità.

La ragazza hippie che sognavo di diventare quando ero una bambina si era annidata, allegoria del moralismo bigotto travestito da purezza, in qualche angolo del mio cervello e da lì, manovrava in modo che io restassi lontana dal mondo delle possibilità reali, come un Amish nel suo villaggio.

Invece fuori si vendevano tinture di ogni tipo, cose che uno può fare da sé, senza alcun motivo di sentirsi una donna poco perbene!

E allora tinta!

E un anno dopo, anche un parrucchiere da vera signora: Jean Louis David.

Oh, il piacere della mia prima (e unica) volta da Jean Louis David!

Io e mamma, timide, non avvezze all’atmosfera soft, a quell’aria ricercata, alla cortesia professionale e non invadente di quei parrucchieri col pedigree, stavamo lì, in piedi, davanti al banco della “reception”, probabilmente con l’aria di chi si aspetta il conto per aver respirato il delicato odore di Shampoo ai fiori…

La segretaria gentilissima segna i nostri nomi, ci da due tessere cliente e ci fa accomodare sulle comode, lattee poltroncine minimaliste.

Uno dei parrucchieri ci porta due morbide asciugamani.

Niente riviste: solo depliant con le foto dei tagli autunno-inverno JLD.

Sugli schermi istallati sulle pareti intorno, i dietro le quinte dei servizi fotografici.

Come sono tutti giovani e belli, modelli e modelle, e sembrano divertirsi.

Chissà se qualcuno morirà di anoressia…?

Ci shampano, una spuntatina a mia madre, la tintura a me.

Mentre aspettiamo per la messa in piega, ci chiedono se gradiremmo del thé verde, del succo di frutta, acqua o caffè. Fantastico.

Coccolate, viziate, subodoriamo cosa debba essere una beauty farm.

Poi tutto si avvia verso la fine. Messa in piega.

Optano per me per una pettinatura anni 60.

Ero bellissima.

Non voglio vantarmi. Ero oggettivamente molto bella.

Non c’è critico più critico di me su me stessa. Tranne forse mia sorella.

Il conto: salatissimo. Mai pagato tanti soldi con un’espressione tanto felice e cotale mancanza di ripensamento.

Passa un lungo anno.

Finisco qui a Bolzano.

Dopo circa 4 mesi dal mio arrivo decido di andare dal parrucchiere.

Inizio a cercare. Chiedo consiglio alla mia locataria e a sua madre.

La ex-locataria, donna chic, piena di soldi, isterica, razzista e berlusconiana, mi spedisce da una parrucchiera esosissima e simpatica come una merda nel letto.

Mi informo in negozio sulla possibilità di essere servita direttamente e sui prezzi.

Mi si risponde con una scortesia tale da meritare un premio nella categoria.

Di essere servita subito non se ne parla. Solo su appuntamento.

I prezzi sarebbero stati ingiustificabili anche se la tintura fosse stata prodotta seguendo antiche regole dell’alchimia egizia con sostanze provenienti esclusivamente dalle tombe dei faraoni.

Lo stesso dicasi per gli altri 3 saloni che visito.

In uno di essi, ancora un premio alla scortesia e alla miglior affermazione senza senso:

“Servita subito senza appuntamento di giovedì mattina?!?!? Ma è impossibile! Non so come fanno a Roma, ma qui se lo può scordare!”

Ma perché?!? Che cazzo è il giovedì mattina??? E’ un feriale, non pre festivo, non incluso nel week-end, neanche se lungo, non è niente di niente!! E’ giovedì mattina!!!

E ancora una meraviglia dell’intelligenza del parrucchiere bolzanino:

Salone con 3 poltrone per il servizio (solo 3? Si solo 3! Dove s’è mai visto un parrucchiere per signora, di buon livello, centrale, con solo 3 posti a sedere??? Senza neanche sedie per l’attesa!!).

Una sola delle 3 poltrone è occupata da una signora molto anziana, con pochi capelli corti, il tipico taglio a margheritone sulla testa. La signora è all’asciugatura. Sono le 11.17 a.m..

Entro, chiedo. Si esige conoscere la lunghezza precisa dei capelli. Indico. Mi si prospetta un conto di 65 euro. Solo tintura e asciugatura. WOW.

Sono disperata, non mi lascio intimidire. Chiedo se posso essere servita subito.

La parrucchiera riflette un istante, si volta, guarda la signora. Poi sconsolata: “no, non ce la faccio oggi (chiusura ore 12.30!). Senza appuntamento non è possibile. Devo ancora finire la signora…!”

Ich kozze gleich – penso.

Conati di vomito mi afferrano. Come si può essere così coglioni?! Così incompetenti! Che cazzo ci vuole?!? Ha il salone vuoto come la mia tomba! La vegliarda ha 6 capelli!!

Inredibile. Basta.

Inutile narrare di un fallimentare tentativo telefonico dal parrucchiere di un mio amico. Poteva fissarmi un appuntamento solo per il giorno dopo, ALLE 7 DEL MATTINO!!!!!!

Sono pazzi.

Così ho desistito per un anno.

Ma, sarà la primavera, vorrei tagliare un po’ i miei lunghissimi capelli. Voglio concedermi ancora qualcosa che desidero da anni: un lungo frangettone!

Perciò ho bisogno di un parrucchiere, ancora una volta.

Oggi primo tentativo. Le signore della palestra mi hanno dato il numero di cellulare della loro parrucchiera a domicilio.

La chiamo. Mi chiede: “prima di tutto dovrei sapere dove abita, perché io non vado troppo lontano.” Rispondo tranquilla, sicura del fatto mio: “Ah, non si preoccupi, io abito a Bolzano città, Firmian, nel nuovo quartiere, alla fine di via Resia.” “ Eh no – ribatte lei – è troppo lontano. Io abito all’oltrisarco, così lontano non mi spingo! Mi dispiace, ho già troppi clienti, se vado ancora più lontano non riesco a tenerli tutti!” (Almeno gentile, ma probabilmente solo perché il numero l’ho avuto dalle amiche delle amiche…).

Sono rimasta allibita, ancora una volta. Google mi è testimone: da casa sua in via Claudia Augusta all’Oltrisarco a casa mia, in macchina, ci vogliono 8 minuti.

Sono 4,2 miserabili Km!!!

Sono io ad essere pazza o questi a Bolzano hanno una concezione per lo meno malata delle distanze???

E’ la mia abitudine a muovermi a piedi o con i mezzi pubblici a Roma a rendermi cieca di fronte all’enormità di 4 chilometri e duecento metri???

E’ possibile che una parrucchiera a domicilio rifiuti una potenziale nuova cliente, anche raccomandata, per 4 miserrimi chilometri?

E quell’altra col salone vuoto?

E perché sono così scortesi?

Posso pensare diverse cose:

1)      I parrucchieri di Bolzano hanno talmente tanto lavoro da non avere bisogno nemmeno di un solo nuovo cliente.

2)      I parrucchieri di Bolzano hanno prezzi talmente alti, da non aver bisogno di lavorare come i parrucchieri del mezzogiorno, che sono felici di trovare altri clienti.

3)      I parrucchieri di Bolzano sono lenti e incompetenti e per questo non riescono a gestire la mole di lavoro che farebbe ridere un parrucchiere napoletano.

4)      I parrucchieri di Bolzano si danno arie che neanche Jean Louis David si darebbe, in virtù del fatto che sono parrucchieri di Bolzano e in quanto tali, pieni di soldi.

5)      I Parrucchieri di Bolzano probabilmente temono i capelli molto lunghi oppure sono tutti leghisti e non servono gente con accento romano.

 

Forse sono vere tutte le congetture. O forse ho una sfiga assurda in questo campo.

Fatto sta, che domani tento di nuovo.

A Bolzano c’è anche un salone di JLD, che sarà ancora più caro di quello di Latina…ma potrebbe essere l’ultima speranza.

Vedremo.

Come dice mia madre, “capelli e guai non mancano mai”.

March 13

Il Frate e Marinella

Fabrizio

Fabrizio De Andrè, Vol.5.

Mi fissava una settimana fa dal tavolo della cucina.

Heiko si è svegliato prima di me e l’ha ritirato in edicola. “Altrimenti l’avresti perso, questa settimana (naturalmente in tedesco)!”

Una volta a settimana, l’ascolto ufficiale con Heiko.

Capisce poche parole, io gli spiego di cosa si tratta e lui paziente si sciroppa gli inizi della carriera del genovese, e presto si godrà le prove della maturità.

Fin’ora il suo preferito è l’ultimo: “Non al denaro, non all’amore né al cielo”.

Io sono dello stesso parere, ma credo che lui preferirebbe in ogni caso Guccini.

Guccini e De André.

In dubbio tra Guccini e De André.

Nel dubbio: Guccini e De André, o solo De André?

Mi spiego:

Da circa un mese Repubblica e L’Espresso pubblicano la discografia completa di Fabrizio De André.

Contemporaneamente, esce in edicola anche la discografia completa di Guccini.

In allegato a: TV SORRISI E CANZONI!!!

Mi è venuto un mezz’infarto quando l’ho scoperto.

Ma come, TV Sorrisi e Canzoni?!?

Intendiamoci: non è che io abbia un’opinione eccellente di Repubblica. La mia adorata Morini una volta ha detto: “Reppubblica è una rivista per le casalinghe di sinistra, così come i romanzi della Allende.” E io sono d’accordo. In più, aggiungo, è la rivista delle professoresse radical-chic di sinistra, razza che io ho in sommo dispregio.

Ma TV Sorrisi e Canzoni è improponibile!

Quando TV Sorrisi e Canzoni decide di pubblicare qualcosa di impegnato, raggiunge al massimo il livello Baglioni! E che c’azzecca Guccini con Baglioni?

Insomma ero perplessa.

Mi sono detta: però, magari non c’è niente di losco dietro…magari la rivista gioconda del popolino, sposa per una volta il popolo di sinistra, La Base, quella degli operai rossi dell’Emilia, quella Base che il PDI avvelena ogni giorno di più, quella che non muore per non doversi rivoltare nella tomba!

Che un segno di resistenza culturale ci venga proprio da TV Sorrisi e Canzoni?

Mi devo informare.

Ho recuperato De Andrè volume 5 e sono andata al lavoro.

E mi sono informata.

Prima di tutto (mi darete dell’ignorante), ho scoperto che TV Sorrisi e Canzoni è della Mondadori. E di chi è la Mondadori? Ecco bravi.

Quindi la situazione è più o meno questa: da una parte sta “Il blocco Sovietico” (hahaha) L’Espresso e La Repubblica che pubblicano De André; dall’altro “L’occidente Capitalista” (brrrr) Mondadori attraverso TV Sorrisi e Canzoni che pubblica Guccini.

La domanda principale che mi sono posta, e alla quale non trovo la benché minima risposta è: perché, i due grandi blocchi editoriali decidono nello stesso lasso di tempo di pubblicare entrambe una discografia completa di uno dei due più importanti cantautori di sinistra nella storia della musica italiana?

La domanda è assolutamente aperta, se qualcuno si aspetta una risposta, o anche solo una mia ipotesi resterà deluso: io mi scervello da settimane e non sono arrivata a uno straccio di conclusione. Anche per questo pubblico questo post: nella speranza che a qualcuno più brillante venga in mente una risposta.

La seconda questione che mi sono posta è stata: Che fare?

Il prezzo di entrambe le raccolte è allettante (per me adesso, adesso che finalmente posso permettermi il lusso di comprarmi CD, di andare al teatro, di comprarmi libri di narrativa e fumetti…Ah! Il dolce fascino dei lussi borghesi!).

Le opere pure.

MA. C’è un ma.

La domanda è insistente, è un tarlo: perché Guccini ha permesso di farsi pubblicare proprio da Mondadori? E in un momento come questo per di più!

Mi sono detta: a parte il motivo che viene più facilmente alla mente, ovvero per il vile denaro, deve esserci qualcos’altro. E poi mi rifiuto di pensare, che Guccini sia così al bisogno. Deve esserci dell’altro. Che il Guccia nazionale non potesse tollerare di non essere pubblicato, mentre si pubblica il De André? Invidia?

Romanzesco, puerile! Non può essere. Allora ho deciso, che Guccini ha probabilmente dato il benestare, perché con i suoi CD verrà pubblicata della critica, saggi che illustrino i perché e i percome, che aprano la mente e guidino il lettore. E allora mi sono detta di nuovo: ora m’informo!

E mi sono informata.

Sul sito di TV Sorrisi e Canzoni.

E come spesso accade, l’informazione ha aperto una ferita, ha rinsaldato, paradossalmente,il dubbio e, insomma, è stata l’ennesima batosta.

Riporto un breve stralcio dell’articolo d’introduzione all’opera, leggibile sul sito di TV Sorrisi e Canzoni:

“ […] non deve stupire il fatto che Guccini, considerato (a torto) il più politico tra i grandi cantautori che mossero i primi passi negli Anni 60, arrivi proprio con un giornale «pop» come Sorrisi.”

E perché non dovrebbe stupire? Quando mai Guccini è stato “POP” nel senso in cui è “POP” TV Sorrisi e Canzoni?

E poi, perché “a torto” considerato il più politico dei cantautori dei ’60? Perché a torto? Mellon mi obbietterà che De André è forse più politico di Guccini, perché politico in modo più sottile. In parte sono d’accordo. Ma De André era politico in un senso più ampio del termine, era il critico della politica (intesa come modus operandi) dell’umano. Era critico, e rivoluzionario nella sua critica, che però era prima di tutto critica intima dell’essere.

Certo ha scritto il bombarolo, è vero. Ma Guccini era indiscutibilmente più legato al contingente, alla politica meno ideale e più attiva. Insomma De André forse era anarchico, ma Guccini era decisamente comunista, impregnato, intriso, modellato dalle correnti vive e vitali dei 60 e 70. De André era un cane sciolto, molto più sciolto di Guccini. Più lontano dal contingente, e per  forza di cose dalla Res Publica. Guccini parlava la lingua di chi quella Res Publica attivamente la viveva.

E ancora un’altra perla tratta dall’introduzione:

 “ […] al di là delle canzoni simbolo come «Dio è morto», «La locomotiva» o «Eskimo», Guccini più che di politica parla di sé, dei suoi dubbi e dell’Italia che cambiava intorno. Come, a loro modo, fanno Vasco Rossi e Ligabue.”

Il paragone è raccapricciante, e non spenderò un solo commento in merito.

Ma ciò che indigna è la luce in cui queste canzoni vengono messe nell’articolo: propinate come casi sporadici, “capitate” quasi per sbaglio in una produzione tutta intimista! I colpi di testa, le bravate sporadiche, gli errori di gioventù d’un ventenne capellone! L’articolo, lo si può parafrasare così:

“Caro lettore di TV Sorrisi e Canzoni, quello che ti proponiamo, stai tranquillo, non è assolutamente un cantautore comunista come ti hanno detto per anni. Noo, tranquillo, è un simpatico cantastorie melodico, un poeta romantico in senso kitsch, una cosa da languido dopocena. E se qualcosa di politico ha scritto, sono inezie, quisquilie, errori di gioventù.”

Insomma, l’apparato critico di TV Sorrisi e Canzoni sposa la linea della sinistra parlamentare (che a sua volta sposa la linea ideologica del proprietario della testata. E’ tutto un matrimonio in Italia!): la critica non esiste, esiste un superficiale, timido, protettivo dialogo con l’altra metà. E soprattutto un modo ovattato di trattare qualsiasi argomento, in modo che tutto piaccia a tutti, nessuno si senta offeso, e si spacci il maggior numero di palle, per ottenere il maggior numero di consensi. Di che tipo di consensi si tratti, nessuno si interessa.

Allora, visto che non posso nemmeno sperare, nelle buone intenzioni di TV Sorrisi e Canzoni, almeno mi rimetterei alla capacità di discernimento di Guccini…non aveva scritto lui “Marinella non c’era, fa la vita, in balera, ed ha altro per la testa a cui pensare…” criticando così De André perché lui suonava a pagamento, invece che gratis per gli occupanti delle fabbriche?

Almeno adesso De André una scusa per lasciarsi pubblicare da Repubblica e L’Espresso ce l’ha: è morto, non può rifiutarsi.

E allora, in attesa di sentire da Guccini “qualcosa di sinistra” in proposito, rinuncio alla accattivante, invitante offerta di Sorrisi, e proseguo sulla strada di De André, che per lo meno si giustificò, di fronte a Guccini e alle sue accuse, con “Dovrò pure comprarmi il formaggio e le scarpe…”

February 21

E niente mai perduto va, al centro tornerà...

Questo Blog è fermo da più di un anno.
Immagino non abbia quasi senso riprenderne le redini.
Ma è nato per me, e non mi interessa sapere se abbia senso o meno contiuare a curarlo.
A me è mancato, e sono contenta di poter riprendere a scriverci.
Perciò ecco, in segreto, senza avvisi, senza pompa magna: oggi festeggio da sola una sorta di re-inaugurazione!
Qualcosa cambierà, perchè sono cambiata io.
Molto rimarrà uguale, perchè in fondo non ho mai creduto che le persone siano capaci di vero cambiamento, e così anch'io, in fondo sono sempre la stessa.
Solo più sicura di me. Più libera. E più felice.
 
Spero di trovare tutti gli amici che mi leggevano in passato, e spero che vogliano ancora lasciare qui i loro preziosi commenti.
Che i nostri discorsi si perdano di nuovo tra le statue benigne di questo cimitero virtuale...
 
A presto
 
Marta
January 16

Brevemente sulle mievacanze di Natale e laconicamente sulla mia situazione a Bolzano


Purtroppo ho abbandonato il mio Blog, almeno fino a data da definire, perche´ qui a bolzano non ho un  computer e l´internet point che ho trovato e´estremamente caro (com del resto tutto in questa citta´).
Cosi´attendo di poterlo aggiornare, nn saprei, forse quando tornero´a casa per qualche giorno, a fine febbraio.
 
Le mie vacanze di natale non avrebbero trovato comunque molto spazio, perche´sono state disgustose e beote, neanche abbastanza terribili da meritare un resoconto tragico.
A natale mi sono presa una strana malattia infettiva, il cui nome e´ad oggi tuttora sconosciuto. Mi sono coperta di chiazze rosse, che in poche ore si sono moltiplicate ed hanno invaso tutto il corpo. Due giorni dopo, d´improvviso, sono sparite. E poche ore dopo la sparizione, le mie ginocchia si sono gonfiate, e ho avuto difficolta´deambulatorie per circa tre giorni. Intanto, con le macchie, lentamente si sono gonfiati tutti i linfonodi possibili ed immaginabili, molti sono ancora gonfi, si sgonfiano ad una velocita´ridicola.
Il tutto vissuto in un maledetto maso alto atesino, cosi´lontano da bolzano e cosi´perso tra i monti che la guardia medica mi ha lasciata ad agonizzare due giorni inventando scuse incredibili per non venire. Il proprietario del maso, nonostante fosse napoletano, ha sfoderato un menefreghismo assoluto da vero austriaco nazi e non mi ha accompagnata in ospedale. Solo il 27, finalmente, mi ha portato fino alla piu´vicina fermata dell´autobus (3km di disttanza in salita ripida  e tornanti...andare a piedi sarebbe stato folle) e ho raggiunto l´ospedale.
Mi hanno fatto fare un miliardo di analisi ke mi sono costate buona parte del mio regalo di compleanno da parte dei miei genitori, e hanno prodotto 3 possibili diagnosi: sindrome da immunoconversione (HIV), Toxoplasmosi, Mononucleosi. ´Mi hanno lasciata col dubbio di avere l´AIDS fino a capodanno (immaginate l´umore mio e di Danilo?!?), senza darmi cure...mi sono imbottita di antidolorifici perche´i linfonodi della testa non mi lasciavano in pace...
Fortunatamente c´era il povero Mister Frigidaire con me, unico lato positivo, anche se mi sento in colpa, gli ho rovinato natale e capodanno...
A capodanno siamo andati  dormire alle dieci e un quarto.
Ho perso 2 settimane di paga perche´il proprietario del maso (nonche´mio responsabile presso l´agenzia interinale che gestisce il mio contratto), non sapeva quando precisamente avrei dovuto consegnare il certificato medico all´inps, per informarsi ci ha messo 3 giorni ed alla fine era troppo tardi: l´inps si rifiuta di pagarmi. Praticamente, il mio stipendio di dicembre e gennaio si aggira intorno ai 780 euro. Devo pagarne 550 di affitto, 40 di bus per arrivare a lavoro. Domanda: quanto rimane a quella povera indigente? Lasciamo stare...
Insomma, e´indifferente dove io vada e cosa faccia, la mia vita e´sempre una faticosa ingrata arrampicata sul dorso di una montagna di letame :D!
Avrei un miliardo di particolari da raccontare...
C´e´di buono che ora pero´vivo a Bolzano centro, e non piu´in quel maledetto maso degli orrori. L´affitto e´carissimo, ma almeno posso farmi una passeggiata in citta´...
Il lavoro invece e´carino, ora sono un tecnico...non so un cazzo, e´incredibile come io riesca a fare quello che faccio, ma l´ambiente e´tranquillo, i colleghi mi piacciono abbastanza, con qualcuno siamo diventati anche amici. Gli orari sono ottimal, mi alzo presto solo di rado.
Ora devo scappare....ci hanno dato un permesso al lavoro....devo uscire...:D Aggiornero´il prima possibile!
Mi mancate molto!
 
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DDT

Detestabili Disgustevoli e Turpi